La Formazione Ludica

La formazione a carattere ludico costituisce un ambiente di sviluppo delle competenze individuali e di squadra in grado di liberare energie di pensiero, di autoriflessione, di relazione, con un particolare accento sull’ambito del miglioramento continuo: “L’ambiente modella gli atteggiamenti e i sentimenti delle persone. Se è quello giusto, incoraggia e motiva le persone e libera le loro energie perché operino al meglio. Se è sbagliato, le scoraggia e le demotiva” (Hammer, 1998).

Stiamo parlando di una tipologia di intervento d’aula connotata dal carattere di ludicità, una situazione di gruppo fortemente aggregante e disorientante per certi versi, in cui, al di là dei contenuti trattati, consentire alle persone di “venire fuori” portando se stesse, dunque esperienza di vita professionale e non solo, all’interno di un episodio organizzativo comune. Un simile percorso necessita di un chiaro patto d’aula: emozioni e dinamiche restano “a porte chiuse”, elementi di carattere ambientale emersi e rielaborati insieme diventano “materiale” aziendale che può trovare utilizzo al di fuori dei confini d’aula.

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Il tema del gioco nella formazione ha radici storiche: sotto l’etichetta di giochi ed esercitazioni rientrano infatti diverse metodologie formative che utilizzano attività ludiche come “situazioni” o “contenitori” attraverso i quali costruire percorsi di apprendimento. Anche all’interno di metodologie classiche della formazione, come il role play o il business game, si ritrovano aspetti e meccanismi sottostanti alla teoria dei giochi. Il gioco nella formazione viene considerato una tecnica molto efficace e allo stesso tempo divertente, in quanto con il gioco stesso il gusto della competizione e della ritualità del comportamento, l’attrazione esercitata dal rischio, dalla sorpresa e dall’avventura, la ricerca della spontaneità s’intersecano al piacere dell’imitazione, della finzione e dell’illusione, al desiderio d’immaginazione. In questo senso, giocare significa allenarsi alla vita, cioè provare in una situazione protetta le difficoltà della vita che sono sostanzialmente determinate dalla relazione tra individuo e società.

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Il gioco nell’ambito formativo rappresenta dunque un percorso che agevola l’apprendimento in direzione della sorpresa e della scoperta, in senso creativo e immaginario, seguendo ritmi successivi non reiterati, coinvolgendo una partecipazione emotiva e sociale imprevedibile. Il gioco, dunque, consente attraverso l’abbassamento delle difese e il divertimento, di costruire un ambiente dove l’interazione con gli altri è maggiormente sviluppata e dove è possibile mettersi alla prova apprendendo ad affrontare situazioni critiche. L’improvvisazione è un atto in cui il soggetto, sperimentandosi, testa nuove ipotesi di soluzione e possibilità alternative: in questo processo l’immaginazione riveste un peso cruciale ed ha, come esito, la produzione di nuova conoscenza. “Una delle cose più difficili da fare nella vita è di prendere le distanze nel proprio spirito … dal pensiero da cui proveniamo, di rompere con le sue filiazioni, di interrogarlo nelle sue evidenze, in ciò che costituisce il suo impensato” (Jullien, 2006): il gioco viene impiegato come un contenitore attraverso il quale costruire percorsi di confronto, che consentano di rivivere in un “contesto altro” situazioni simili nella struttura ad episodi della quotidianità lavorativa, dotandoli di nuovo senso.

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Le persone sono stimolate fortemente al raggiungimento degli obiettivi di squadra, che possono determinare l’ottenimento di punteggi e portare conseguentemente alla vittoria: il senso dell’attività ludica in questo caso è legato alla necessità di avvicinarsi al risultato, al valore di cogliere una “sfida”. Il fattore discriminante è dato dalla modalità di partecipazione: laddove le persone sono chiamate ad agire in prima persona è più probabile che ci si trovi di fronte ad esperienze poco mediate e condizionate da filtri e codici predeterminati, quindi forti di senso per la persona stessa e per l’ambiente lavorativo di appartenenza.